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Negli ultimi mesi abbiamo assistito al silenzio delle nostre città ed è stato straniante, come se, in quello spazio in cui abbiamo compulsivamente stipato ogni cosa, ogni sensazione possibile, ogni storia immaginabile, si fosse aperto un vuoto improvviso, al di fuori del nostro controllo. D’altra parte, l’intensa stratificazione dei contesti urbani ha dato vita ad alcune delle più grandi espressioni delle creatività umana, arrivando a definire il tipo estetico – ma anche etico e politico – della passeggiata modernista, dall’eleganza sintattica di Robert Walser ai conglomerati verbali di James Joyce. E poi, negli ultimi giorni, alcuni di quei passaggi di brusca sovrapposizione sensoriale tornano episodicamente in evidenza come in equalizzatore delirante, per esempio negli episodi contestatissimi della “movida” di Milano, Roma e Napoli, oppure nelle memorabili scene dell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti. E così capiamo quanto le sensazioni che antecovid davamo per scontate come un sottofondo costante, possano diventare estranee nel giro di poco tempo, nel volgere di un’abitudine percettiva. Con Gripia City, sesta registrazione della serie URBAN SOUND, Luca Resta, artista che spesso lavora sulle modalità di ricezione e di fruizione di fenomeni di varia entità e composizione, dischiude un varco spaziale e temporale, attraverso i suoni raccolti tra le affollatissime e super sonore strade di Parigi, dal 2012 a oggi. L’opera è ascoltabile sul sito di OTO Sound Museum, progetto sostenuto da Pro Helvetia e a cura di Zaira Oram, collettivo fondato da Francesca Ceccherini ed Eleonora Stassi con il coinvolgimento di Chloé Dall’Olio e Camille Regli.

In 16 minuti e 49 secondi, Resta ci fa esplorare una città virtualmente universale, condivisibile da tutti perché tutti abbiamo “attraversato” quelle strade, anche solo vedendole sugli schermi, leggendo le breaking news o calcolando un percorso su Google Maps per pura curiosità. Dagli strumenti dei musicisti di strada, tra organetti e flauti andini, ai cori delle manifestazioni dei movimenti femministi e Black Lives Matter. E poi i tormentoni stagionali, che emergono in ogni modo e da qualunque fonte. È un racconto che procede per vibrazioni e in molte è facile riconoscersi, trovare un appiglio per la propria identità, come se avessimo ascoltato esattamente quella tonalità, in chissà quale occasione. Eppure, ciò che sentiamo non esiste più, si è volatilizzato, seguendo malinconicamente quella scala soffiata nel flauto andino, quella schitarrata gipsy, quel fischietto di protesta. Stupore ancora vivido della registrazione.

Gripia City è il secondo appuntamento del calendario 2021 di OTO Sound Museum, il museo che ha in collezione tutto ciò che può essere riferito alla sfera uditiva e al paesaggio sonoro. «L’anno 2020 ha avviato una nuova era di “post-migrazione”, nella quale le abitudini di mobilità e spostamento degli esseri umani stanno subendo un profondo cambiamento. Il percorso di OTO SOUND MUSEUM intende aprire un dibattito sulla rilettura del concetto di migrazione attraverso una forma artistica che si caratterizza per la sua attitudine al viaggio, alla diffusione, alla protesta e al superamento dei confini dati e dei tanti muri della nostra civiltà», spiegano dal museo.

Dopo Zimoun e Luca Resta, sarà la volta di Paloma Ayala, dal 21 marzo al 20 aprile, Jo Thomas, dal 21 aprile al 20 maggio, Jurczok 1001, dal 21 maggio al 20 giugno, Magda Drozd, dal 21 giugno al 20 luglio, Vanessa Heer, dal 21 luglio al 20 agosto, Polisonum, dal 21 settembre al 20 ottobre, Ari Benjamin Meyers, dal 21 ottobre al 20 novembre, Axel Crettenand, dal 21 novembre al 20 dicembre.

Mario Francesco Simeone

https://www.exibart.com/arte-contemporanea/la-citta-universale-dei-suoni-lopera-di-luca-resta-per-oto-museum/